Si è da poco conclusa la decima edizione del Matelica Wine Festival, manifestazione nata per dedicare un momento iconico a Matelica ed al Verdicchio. Un prodotto importante tutto l’anno che, però, trova in questi tre giorni un momento speciale per celebrare la sua storia, la sua identità e valutarne le prospettive. La DOC Verdicchio di Matelica risale al luglio 1967 e si avvicina ormai ai sessant’anni di vita. Non è un caso, dunque, che il festival si svolga proprio nel mese di luglio, quasi a voler ricordare l’anniversario di una denominazione che rappresenta una delle espressioni più autentiche della viticoltura marchigiana.
Il Verdicchio di Matelica nasce all’interno della suggestiva sinclinale camerte, un unicum geologico che conferisce al vino caratteristiche difficilmente replicabili altrove. Sono otto i comuni nei quali è consentita la produzione: Fabriano, Cerreto d’Esi (in provincia di Ancona), Matelica, Pioraco, Esanatoglia, Gagliole, Castelraimondo e Camerino (in provincia di Macerata). Un territorio limitato nelle dimensioni, ma straordinariamente vocato, dove escursioni termiche, altitudine e composizione dei suoli contribuiscono a dare origine a vini di grande freschezza, mineralità e longevità. Il festival è stato anche l’occasione per fare il punto sul momento che sta attraversando il comparto vitivinicolo. Se il settore del vino, a livello nazionale e internazionale, deve confrontarsi con consumi in calo, tensioni geopolitiche, incertezze sui mercati e possibili ripercussioni dei dazi, il Verdicchio di Matelica sembra riuscire, almeno per ora, a distinguersi positivamente.

“Stiamo vivendo un momento molto difficile per il mondo del vino, ma dai momenti così possono venir fuori idee innovative – osserva Alberto Grimaldi, presidente dell’associazione Produttori di Matelica dal 2026 – . Le situazioni geopolitiche e i dazi non favoriscono il normale deflusso dei prodotti. Oltre a ciò, la propensione verso il vino sta cambiando, soprattutto nei giovani. Da un lato vi sono consumatori che, per motivi diversi, ne riducono il consumo, mentre non assistiamo all’ingresso di un numero sufficiente di nuovi consumatori”. La criticità principale riguarda oggi le giacenze di vino in cantina, fenomeno che interessa gran parte del Paese. “È un problema nazionale – prosegue Grimaldi – ma Matelica rappresenta probabilmente una delle poche eccezioni: ciò che viene imbottigliato annualmente, esce dalle cantine. La prossima sfida sarà mantenere questo equilibrio anche in futuro, perché i nostri livelli produttivi non possono crescere indefinitamente. Il mercato continua a richiedere il Verdicchio di Matelica, ma dobbiamo lavorare già oggi per creare valore nel medio e lungo periodo, anticipando i cambiamenti e valorizzando sempre di più il territorio”.
Un altro fronte strategico è quello dell’enoturismo. “L’incoming va assolutamente ampliato, costruendo offerte capaci di andare oltre il vino. Chi conosce questo territorio se ne innamora e poi continua a cercarne i prodotti. Reinventarsi e adattarsi al cambiamento, allora, è assolutamente indispensabile: occorre fare squadra, superando campanilismi e preconcetti, per costruire insieme il futuro della denominazione”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Roberto Potentini, enologo della Cantina Belisario, la più grande realtà produttiva del comprensorio: “Va meglio di ciò che sarebbe potuto succedere. Il vino non sta vivendo un grande periodo, ma a Matelica si sta soffrendo meno. Merito della sua tipicità, del fatto che sia un bianco e della sua straordinaria capacità di affrontare il tempo. Tuttavia non possiamo cullarci sugli allori: dobbiamo continuare a rispettare la nostra storia, facendo innovazione. Dobbiamo essere vitivinicoltori di tradizione, portando avanti ciò che ci ha resi riconoscibili, senza smettere di guardare avanti”. (nel video qui sotto l’intervista completa)
È forse proprio questo il messaggio più significativo lasciato dalla decima edizione del Matelica Wine Festival. In una fase storica in cui il mondo del vino è chiamato a ripensare linguaggi, mercati e modelli di consumo, il Verdicchio di Matelica dimostra come identità territoriale, qualità produttiva e capacità di fare sistema possano rappresentare gli strumenti più efficaci per affrontare il cambiamento. La sfida, oggi, non è soltanto quella di vendere, ma continuare a costruire il valore di un territorio che, da quasi sessant’anni, ha trovato nel Verdicchio il proprio ambasciatore più autorevole.